domenica 29 settembre 2013

L'ansia nemica nella musica:strategie psicologiche e musicoterapiche



Giorno 7 Ottobre 2013 alle ore 18.00 presso la Juliard music school si terrà il convegno "L'ansia nemica della musica: strategie psicologiche e musicoterapiche, per cantanti, musicisti e persone del settore. Vi aspettiamo

giovedì 19 settembre 2013

La paura del distacco: l’inserimento nella scuola dell’infanzia.

                   

È settembre e l’inserimento nella scuola dell’infanzia è il gradino che affronta in questo momento un bambino di circa 3 anni. Ma non è solo un passo in avanti nel percorso di crescita, in cui il bambino inizia ad assaporare cosa vuol dire la socializzazione vera e propria e l’indipendenza, ma segna per i genitori il momento in cui la famiglia si separa e cambia i suoi equilibri. L’ansia del genitore anche se nascosta viene colta dal bambino e potrebbe vivere l’inserimento nella scuola materna come qualcosa di negativo, che fa soffrire la persona a cui lui vuole più bene.

Ecco perché, ho pensato di cercare di dare una serie di consigli ai genitori che si ritroveranno a vivere l’inserimento a scuola, per renderla un’esperienza il più serena possibile.

  1. Avere fiducia nel proprio bambino: sono tanti i pensieri e le domande che passano nella mente delle madri: riuscirà a farsi capire? Riuscirà a mangiare da solo? Sarà in grado di andare in bagno? Sicuramente si! È questo il pensiero che deve predominare nella mente, bisogna aver fiducia nel proprio bambino.
  2. Ascolta i suoi racconti: ci si renderà conto di come riesce in tutto il proprio bambino ascoltandolo. Ascoltiamo i suoi racconti, le filastrocche che ha imparato, i nuovi giochi e soprattutto accogliamolo sempre con un sorriso. Si trasmetterà al bambino la sensazione che ci piace che fa tutte queste scoperte in asilo, incoraggiandolo ad andare il giorno dopo.
  3. Evita i paragoni con gli altri bambini: come dicevo poc’anzi l’ingresso nella scuola dell’infanzia per il bambino è un’esperienza del tutto nuova, ogni bambino ha i propri tempi per ambientarsi e iniziare la socializzazione. Riconosciamo in lui le sue caratteristiche positive di personalità senza porre l’accento in quello che ci sembra negativo, ponendo a paragone il bambino con i suoi compagni di asilo.
  4. Rendiamo tutto un’avventura: rendiamo i suoi racconti della giornata alla scuola materna come se fosse un’avventura sempre nuova da vivere ogni giorno perché ogni giorno sarà diversa.
  5. Aiutiamolo a comunicare le emozioni: nel momento in cui ci racconta la giornata chiediamo loro come si sentono: come ti senti oggi? Ti è piaciuto disegnare? Ti sei divertito?
  6. Piange e ora come faccio? È la domanda che si pone ogni genitore nel momento in cui lascia il proprio bambino. Partiamo dal presupposto che il pianto del bambino non è di per sé negativo. È un modo per esprimere il cambiamento, certo esprime un disagio, ma è normale opporsi alle situazioni nuove. Se piange mentre ve ne state andando abbassatevi guardateli negli occhi, rassicuratelo dicendo che vi vedrete alla fine dell’orario scolastico. E’ consigliabile farsi vedere contenti e pieni di entusiasmo per questa esperienza nuova, anche se dentro di noi non è proprio così. Dare fiducia al bambino significa essere certi che ce la può fare a superare questo momento difficile, e questa fiducia va soprattutto a suo vantaggio. Quando i genitori sono tranquilli e si fidano dell’insegnante anche il bambino si rilassa.
  7. Informatevi: quando accompagnate il vostro bambino informatevi su cosa avverrà durante l’orario scolastico potrebbe essere un modo per essere più tranquilli.

Provate a mettere in atto questi sei piccoli consigli per un inserimento sereno e non dimenticate che il vostro istinto di genitore rimane sempre l’arma vincente.



lunedì 1 luglio 2013

Apertura sportello di ascolto gratuito

Presso l'Associazione Serenamente donna e mamma è attivo lo sportello di ascolto gratuito per chi soffre di disturbi alimentari e i suoi familiare, per un consiglio, uno sfogo, un confronto vi aspetto e vi aspettiamo tutti i lunedi mattina dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e i giovedi pomeriggio dalle 15.30 alle 17.30 presso la sede dell'associazione sita in Via 1° Maggio n° 20, Città 2000, Cosenza. Vi lascio il volantino dello sportello e quello del centro diurno che aprirà a settembre per qualsiasi informazione ci trovate in associazione, potete contattarmi sul blog o sulla pagina facebook digitando associazione serenamente donna e mamma



domenica 16 giugno 2013

Perchè è importante vivere un allattamento sereno.

A cura delle dott.sse Elvira Orrico, Serianni Maria Francesca, Azzinnari Stefania




La nascita del proprio bambino porta nella vita di ciascuna donna una sorta di ambiguità, da una parte ci si sente piene di gioia, serenità è presente una grande voglia di godersi il proprio bambino mentre dal’altro possiamo trovare uno stato d’animo di sospensione, ovvero ci si sente su una bilancia in cui il raggiungimento dell’equilibrio psico-fisico risulta complicato e ardimentoso sia per gli alti e i bassi degli ormoni che perché dal punto di vista psicologico si sperimenta  una sorta di vuoto perché non si vive il bambino più dentro di sé ma ora è nato, è fuori, lo si tiene in braccio lo si vede nella carrozzina, ansie per non riuscire ad accudirlo bene, il sentirsi non all’altezza, i sensi di colpa per quel che si potrebbe o si potrà fare e non si riesce a fare contrapposto alla sensazione di toccare il cielo con un dito e la voglia di essere di aiuto e supporto a questo piccolo arrivato nel mondo alla ricerca di amore e sostentamento. Come possiamo ben comprendere uno dei momenti in cui tutto ciò viene a concentrarsi è quello dell’allattamento. In psicologia, negli anni e attraverso vari esperimenti con cuccioli e mamme di varie razze, si è giunti a comprendere come il legame che si crea tra la mamma che allatta, in modo naturale o artificiale, formi le basi per un buono sviluppo e la serenità del bambino. Ognuno di noi ha come bisogno essenziale il cibo ma senza il calore e l’affetto che circonda questo gesto, da solo non ci permetterebbe mai la vita. Partiamo dal presupposto che l’allattamento al seno non è, almeno inizialmente, una cosa semplice da mettere in atto, non solo al punto di vista pratico ma anche psicologico. I mille consigli ricevuti in qualità di “esperti” (mamme/suocere, amiche, parrucchiere, giornalaio, panettiere ecc ) che si improvvisano pediatri, ostetriche esperti del settore che ti “insegnano”, il più delle volte facendoti sentire una mamma incapace, quello che devi fare e  come farlo , i tentativi di attaccare il proprio bambino appena nato e la situazione psicofisica che si vive in quei giorni fanno sì che il tutto venga vissuto come una ricerca spasmodica nell'allattare a tutti i costi; mentre il momento intimo dell’allattamento dovrebbe essere vissuto in modo assolutamente tranquillo e sereno. È adesso che si viene a sviluppare quel legame di amore assoluto che accompagnerà il rapporto duale mamma- bambino, il linguaggio non verbale che si accompagna all'allattamento è unico e straordinario che solo loro due comprendono. Ed ecco che la mamma inizia a mettere il primo mattoncino che creerà il legame di attaccamento che accompagnerà il bambino in tutta la sua vita. Nel momento in cui la madre sperimenta delle piccole difficoltà nell'allattare, questo magico momento rischia, come abbiamo detto prima, di perdere l’accezione positiva che riveste, trasformandosi in un cesto che accoglie i sensi i colpa, l’impotenza, la frustrazione e la rabbia della stessa poiché viene vissuta come una sconfitta. L’allattamento con latte artificiale viene sempre più spesso vissuto dalla madre di conseguenza come qualcosa di negativo, un qualcosa che procurerà un perdita, una mancanza nel suo rapporto con il piccolo. In realtà, se nell’allattamento con latte artificiale vengono messe in pratica le stesse “metodiche” usate nell’allattamento al seno, come il contatto con la pelle della madre e le “regole” che caratterizzano il bonding questa modalità di allattare il proprio piccino non toglierà niente al rapporto tra madre e bambino, ma porterà alla stessa conclusione della suzione al seno. Prima di terminare il nostro articolo vogliamo sottolineare perché è importante tentare di mettere in pratica l’allattamento al seno sia per il bambino che per la madre.
                                                          
                                                               
Vantaggi per il bambino:
·         Il latte materno contiene tutto ciò di cui il tuo bambino ha bisogno: proteine, grassi, lattosio, vitamine, ferro, minerali, acqua ed enzimi nelle esatte quantità necessarie per una crescita e uno sviluppo ottimali.
·         I bambini allattati al seno sono più sani. Il latte materno contiene tutte le sostanze che prevengono la formazione di batteri nocivi nell'intestino, che potrebbero provocare infezioni gastrointestinali e diarrea.
·         I bambini allattati al seno contraggono meno infezioni alle orecchie, meno infezioni respiratorie e hanno un minor rischio di sviluppare allergie, tumori, diabete infantile e obesità.
·         In questi bambini, inoltre, il rischio di sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS) è estremamente ridotto.
·         Allattare al seno un bambino prematuro riduce il rischio di sviluppare l'enterocolite necrotizzante (NEC).
·         Il latte materno è puro e privo di batteri e ha proprietà anti-infettive.
·         Il latte materno ha una giusta temperatura e non ha bisogno di alcuna preparazione. È direttamente disponibile per le necessità del tuo bambino.
·         Nel corso della loro vita, i bambini allattati al seno sono meno soggetti a sviluppare diabete, malattie cardiache, eczema, asma e altri problemi allergici.
·         Allattare un bambino al seno ne consente un migliore sviluppo cerebrale. Le ricerche dimostrano che nei bambini allattati al seno sono riscontrabili un migliore sviluppo della vista e una migliore acuità visiva.
·         Allattare al seno significa qualcosa in più che nutrire. Significa migliorare il legame emotivo tra il bambino e la mamma e donare calore, amore e affetto.
                                     

Vantaggi per la mamma:
·         L'allattamento al seno riduce il sanguinamento post-parto e il rischio di anemia.
·         Allattare il bambino aiuta la mamma a recuperare il suo peso forma.
·         Allattare al seno ritarda il ritorno della fertilità.
·         L'allattamento al seno ha un effetto protettivo contro diversi tipi di cancro, quali il cancro al seno e quello alle ovaie, e aiuta a prevenire l'osteoporosi.
·         Le madri che allattano al seno sperimentano di frequente il rafforzamento della propria autostima e creano relazioni migliori con il proprio bambino.
·         Il latte materno è immediatamente disponibile e permette di risparmiare energia, tempo e denaro.
·         I bambini allattati al seno sono più sani

Vogliamo concludere questo nostro articolo non con consigli o rimedi e metodi ma lasciando il resto dello spazio alle parole delle mamme di face book che alla domanda:”Usa un aggettivo su come immaginavi potesse essere l’allattamento e come è stato viverlo?” Hanno risposto: “romantico prima, meraviglioso dopo (nonostante le difficoltà!)”; “prima del parto meraviglioso ma impegnativo, dopo il parto … beh non ci sono parole per descrivere l’unicità delle emozioni che si provano!!!!!!!!!”; “prima intimo dopo sofferto, sfuggente. Non ho avuto una bella esperienza per una serie di fattori nati dal primo giorno. È una mancanza che proverò sempre e un grande senso di colpa per non essere stata in grado di mettere il rapporto con mia figlia al primo posto  senza lasciarmi influenzare dalle situazioni esterne. Sicuramente sarà mancato anche a lei un rapporto coinvolgente e complice con me nei primi mesi, ma ho l’illusione e la speranza che non le mancherà mai la sicurezza del mio amore e la comprensione nel pensare che anche la mamma deve imparare ad essere mamma. Tante cose vengono naturalmente, altre si imparano … questo è per me un argomento delicato e molto sofferto. Per quel poco tempo in cui ho allattato xxxx posso solo dire che la natura è miracolosa e la sensazione di nutrire materialmente e sentimentalmente una parte di te è straordinario!”; “Prima neutro, dopo potente, riferito alla forza di mio figlio di succhiare”; “prima OVVVIO dopo PROBLEMATICO (causa mancata assistenza in ospedale … per fortuna mi sono incaponita e son riuscita a salvarlo!)”; “ prima naturale dopo pratico”; “prima impresa! Poi naturale”; “ prima importante poi fondamentale”; “prima scontato dopo meravigliosamente difficile”; “prima bellissimo e importante dopo fantastico ed emozionante”; “prima del parto magico dopo il parto combattuto e vincente!”;  “prima intimo poi meraviglioso”; “prima facile dopo intimo”; “prima preoccupante dopo meraviglioso”; “ necessario prima appagante poi”; “ doveroso, totalizzante”; “naturale prima insostituibile poi”; “importante prima fantastico dopo”; “ imbarazzante, indispensabile”; “prima doveroso dopo meraviglioso”; “per il primo parto curiosità poi disappunto. Per il secondo parto informati si ma e agguerrita … pare che il secondo all’allattamento sia riuscito a dispetto di tutti quelli che prevedevano carestia e latte poco nutriente”; “sul primo figlio vi potrei elencare tante di quelle cose negative da farne un libro! Tanto è vero che ho abbandonato l’allattamento materno subito mi sentivo inadeguata, frustrata, stanca, avevo sensi di colpa, non mi sentivo una buona madre”; “prima straziante e doloroso dopo magico”; “prima tenero, poi doloroso fino alle lacrime … ora tenero”; “prima me lo aspettavo come qualcosa di tenero dopo sono stata strafelice di  dire che non solo è tenerissimo ma non c’è cosa più bella al mondo di poter nutrire il proprio figlio sensazioni uniche”; “prima auspicio dopo unisono”; “prima del parto nemmeno mi ponevo il problema direi indifferente, dopo il parto: indispensabile!”; “prima scontato e irrinunciabile dopo doloroso e … irrinunciabile!!!”; “prima pensavo all’allattamento come un dono poi è stata complicità, intesa assoluta”; “ prima nutrimento dopo amore totalizzante”; “prima fortuna di riuscirci dopo amore puro e rivalutazione di me stessa”; “prima incerto dopo sensazionale!”; “prima ovvio dopo totalizzante”; “del primo figlio stupendo e poi stancante (nessuna informazione) seconda figlia agguerrita e dopo favoloso”; “prima dubbio (ero una di quelle che sperava di avere latte) dopo complice”; “faticoso e meraviglioso”.


venerdì 31 maggio 2013

Quando il corpo perfetto diventa un ossessione: la "Vigoressia".

 dott.ssa Isabella Vommaro (nutrizionista), dott.ssa Elvira Orrico (psicologa).


Un comportamento errato verso il cibo, un controllo eccessivo del peso corporeo prolungato nel tempo, danneggia in modo notevole sia la salute che la funzione psichica e sociale, e può essere definito come un disturbo alimentare generato dalla psiche e che coinvolge facilmente il corpo.
Il termine disturbo del comportamento alimentare è oramai argomento di interesse sociale. Il disturbo alimentare deriva da una distorta immagine di se, con un estremo disagio verso il proprio corpo e con una difficoltà nelle relazioni affettive.
Il disturbo dell’immagine corporea si manifesta con una esasperazione estrema dell’ alimentazione e la difficoltà a porsi in contatto con il mondo esterno, la mancanza di considerazione per se stessi e del proprio mondo personale, la sfiducia, fino ad arrivare alla denigrazione del proprio corpo e alla totale insoddisfazione per la propria forma.
E tali tratti appena elencati sono tipici di chi arriva ad avere un approccio con il cibo problematico e disturbato. Nota anche come anoressia reverse, si riscontra un modello di comportamento verso l’alimentazione e l’esercizio fisico ossessivo, molto simile a quelli del DCA, ma rivolto in questo caso non tanto alla perdita di peso corporeo, bensì all’aumento e definizione della massa muscolare, associati alla riduzione quanto più possibile del grasso corporeo e al miglioramento della forma.
In particolar modo, gli uomini affetti da questo disturbo pensano di avere dimensioni corporee troppo piccole, spesso presentano altre caratteristiche psicologiche a rischio per disturbi mentali come ad esempio disturbo dell’umore, depressione, ansia, tendenza all’isolamento sociale, elevati livelli di perfezionismo, narcisismo e aggressività, scarsa autostima e infine disturbi del comportamento ossessivo-compulsivo.
I soggetti affetti da anoressia reverse credono di essere piccoli e deboli, nonostante l’evidenza mostri che in realtà sono grossi e ben dotati, insoddisfatti del loro aspetto fisico sempre protesi al raggiungimento del loro ideale di immagine corporea, spesso sono accaniti frequentatori di palestre, modificano il loro comportamento sociale, trascurano le amicizie, evitano di mostrare in pubblico il loro corpo, si allenano intensamente anche se malati o infortunati , rinunciano al lavoro pur di non saltare la seduta in palestra o modificare il loro programma di allenamento, adottando diete bizzarre iperproteiche e ricche di integratori di ogni genere.
Il forte desiderio, diffuso anche tra i body builder, di controllare il proprio metabolismo attraverso la dieta e l’esercizio fisico, è simile alla necessità di controllo che si riscontra tra i pazienti affetti da anoressia nervosa. A partire dall’osservazione delle modificazioni corporee assunte dal famigerato BIG JYM, fu Harrison Pope, a condurre le prime ricerche sull’argomento.
Il primo “bambolotto”, del lontano 1964, era, infatti, morfologicamente simile ad un uomo di media corporatura, né troppo magro, né ipertrofico. Con l’avvento del Business Fitness, però, mentre Barbie dimagriva sempre di più fino ad assumere le sembianze attuali, con bacino di diametro quasi inferiore alla testa, il suo compagno cresceva in muscolatura, assomigliando progressivamente al classico body builder.
Ecco perché a partire dalla fine degli anni ’90 in America, nel momento in cui si rilevava un aumento di questa patologia in ragazzi in crescita dovuto ai modelli di uomo vincente offerti dai giocattoli e dalla pubblicità, sono stati modificate le forme corporee degli action movie non più con busto con una forma fortemente accentuata di triangolo rovesciato, ma con un equilibrio tra parte superiore e parte inferiore del loro corpo.
Questo tipo di alterazione della percezione della propria immagine corporea, la ritroviamo nella sintomatologia nota come dismorfia muscolare (DM) , bigoressia o vigoressia.
Le persone colpite sono donne e uomini oltre i trent’anni, ossessionati dal proprio corpo e intenzionati a fare tutto ciò che è possibile per aumentare la massa muscolare. Chi ne soffre in realtà cerca di combattere un senso di incertezza sull’unico ambito in cui può intervenite ” l’aspetto fisico”. Dal punto di vista psicologico la bigoressia (ovvero fame di grossezza) fa sì che la ricerca spasmodica del proprio corpo come asciutto e muscoloso viene accompagnata da una consequenziale insoddisfazione cronica per quello che è il proprio aspetto fisico, accompagnato da un’ossessiva paura di perdere all’improvviso gli obiettivi raggiunti nella forma fisica.
Ecco perché il bigoressico passa la maggior parte del tempo a cercare di mantenere quel tono muscolare perfetto raggiunto con anni di sacrifici e rinunce. Accanto ad una visione del proprio corpo deformata riscontriamo anche un’alterazione dello schema cognitivo.
La ricerca ossessiva della perfezione, denota un progressivo distacco della realtà, e da tutti è percepito solo essere esclusivamente in funzione del raggiungimento di un fisico perfetto.
Insoddisfazione, ansia e perdita di autostima (derivati dalla convinzione di essere sempre poco muscolosi) spingono i bigoressici ad allenarsi in continuazione con esercizi di potenziamento muscolare a lungo nell’intento di aumentare la massa muscolare ed abolire quella grassa, a seguire diete squilibrate (alimentazione iperproteica) utilizzo di integratori e continuo controllo del peso e dei singoli muscoli e parti del corpo come pure ad assumere ormoni androgeni, farmaci anabolizzanti e sostanze ergogeniche.
L’aspetto fisico diventa un ossessione non è importante sentirsi bene ma vedersi bene. Questi comportamenti auto-punitivi, però non portano a nessun miglioramento al loro corpo ma in realtà portano ad uno stato di sovra-allenamento, con tutte le conseguente psico-fisiche che ciò comporta, e di “auto isolamento sociale”.
Dalla colazione alla cena, l’uscita con gli amici, il piacere di bere qualcosa insieme in modo rilassato, tutto ciò è considerato all’interno dell’opportunità o meno di essere fatto nel rispetto del loro programma di allenamento fisico o alimentare. Studiarsi allo specchio è una della attività preferite da queste persone nel tentativo di gratificarsi per il risultato raggiunto, ma guardandosi molto bene troveranno sicuramente sempre il centimetro ancora di troppo, sicuramente da eliminare o il muscolo non abbastanza tonico.
Allo specchio chi  ne soffre, in ge nere, non se ne rende neppure conto, ma passa molto tempo a studiarsi, gonfiai pettorali e i bici piti, controlla il volume delle cosce e la tonicità degli addominali, e anche se il suo corpo è atleti co e in forma ed è sotto gli occhi di tutti, il risultato di questo esa me è sempre lo stesso: l’immagine che lo specchio gli rimanda lo delude.
La dieta “salu tare” del vigoressico va oltre di quello di uno sportivo. Prova un po’ di tutto: frullati protei ci, proteine estratte dal latte, maltodestrine, fruttosio, destrosio, cioè zuccheri utili per reggere gli sforzi dell’allenamento. Può eliminare e mangiare solo verdure crude e, la mattina, fare colazione con gli albumi d’uovo e con sumarne altri dopo l’allenamento, tut te abitudini che dovrebbero contribui re ad aumentare il volume dei suoi muscoli.
Consumare proteine in polvere al posto del la carne, esagerare con gli  inte gratori prima e dopo l’allena mento, questo è l’inizio di un percorso che può diventare pe ricoloso, e che di sportivo ha proprio poco! L’allarme si fa più serio se lui va alla ricerca di qualcosa che dia al corpo l’energia sufficiente per far esplode re anche il più insignificante dei mu scoli.
Questa ricerca ossessiva della perfezione denota sempre più una mancanza di senso della realtà, non riescono più a trovare il sen so del limite, della normalità.
Le conseguenze sono diverse: alterazione del sonno e della fame, patologie cardiache e renali, isolamento sociale, problemi alle articolazioni e ai muscoli, forte dispendio economico, seri problemi per quanto riguarda i rapporti interpersonali, elevati stati di ansia.
Se accade, più che iniziare a preoccuparsi, è ora di affrontare il problema e le sue conseguenze sulla salute. La convinzione che essi hanno di essere troppo gracili, nonostante l’evidenza che tutti i familiari ed amici notano, può assomigliare ad un delirio.
Si potrebbe pensare che la bigoressia sia un disturbo prettamente maschile (circa il 10% degli uomini che praticano in modo agonistico il body building ne soffrono), in realtà in questi ultimi anni anche le donne che frequentano la palestra in modo agonistico stanno sviluppando questa patologia.
Per concludere osserviamo elencati i Segni e sintomi che possono portare a vigoressia o del complesso di adone:
1. Immagine di sé distorta e guardarsi spesso allo specchio
2. Mancanza ad eventi sociali, saltare il lavoro e cancellare i piani con la famiglia / amici per l’allenamento
3. Evitano situazioni in cui il proprio corpo potrebbe essere esposto
4. Non sono soddisfatti della massa muscolare del proprio corpo
5. Il mantenimento di una dieta rigorosa ad alto contenuto di proteine e pochi grassi
6. Utilizzo di una quantità eccessiva di integratori alimentari
7. Abuso di steroidi, chirurgia plastica inutile
8. Allenarsi nonostante stanchezza
9. Mantenimento di metodi di allenamento estremi
Un ruolo importante è gioca to anche dai modelli culturali di bellezza e prestazione fisica nei contesti sportivi, dalle pressioni di compagnie, allenatori, com petizioni. Se, poi, alla base, ci so no un senso di inadeguatezza, la paura di fallire ma anche la bas sa statura, ci si convince di poter risolvere le proprie fragilità co struendosi una fisicità imponen te, in palestra, ma anche a tavola.
E’ un gioco altamente pericoloso che dà l’illusione che un giorno potremmo essere felici col nostro nuovo e perfetto corpo.
La cosa difficile può essere riuscire a far comprendere a chi soffre di vigoressia o bigoressia che questi eccessi sono il sintomo di una profonda insicurezza.
In genere non riconoscono il loro disturbo in quanto tale, e non si rivolgono a uno specialista affinché li possa aiutare. Può essere di grande aiuto un percorso di psicoterapia, ma serve anche l’intervento del medico o di un equipe con diverse figure professionali che possano cooperare per il riequilibrio corpo-mente del paziente.

Ritroviamo l'equilibrio!

Giorno 11 Giugno 2013 alle ora 16.30 vi aspetto presso l'Associazione Serenamente donna e mamma per questo importante incontro a tema sulla gestione del peso corporeo e dell'equilibrio psicofisico in situazione di dieta o di ritrovato equilibrio corporeo.
Prenotate il vostro posto.